8 marzo Festa della Donna

8 marzo Festa della Donna

C’è una donna speciale nella tua vita? La mamma, una sorella, un’amica, una figlia, una compagna…ora hai l’occasione per farle un regalo davvero originale e insolito.Un libro di racconti e di poesie da tenere sempre con sé, piccole perle di riflessioni e di emozioni che accompagnano discrete il viaggio di ciascuno.
Nella clessidra del cuore di Giovanna Fracassi ed Rupe Mutevole 2017
Della stessa autrice ti consiglio anche In esilio da me ed.Kimerik 2016

Entrambi sono ordinabili in tutte le principali librerie online e in quelle sul territorio.
Per maggiori informazioni contattami tramite messaggio privato.

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Letterina a Babbo Natale di G. Fracassi

Caro Babbo Natale,
so che hai tanto da fare
perciò di tempo non te ne voglio rubare
nulla voglio farmi regalare
perché non credo
in questo anno un po’ particolare
d’esser stata buona come dovevo
però ti chiedo un dono speciale
per il mondo intero:
vola con la tua slitta tutto intorno
e spargi un po’ d’affetto
della bontà senza difetto
tanta allegria senza dispetto
così che ogni cuore
sia sazio d’amore.

Con affetto
Ti voglio bene
Giovanna

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Aria di Natale racconto di G. Fracassi

Aria di Natale
Era uscita di casa con molto anticipo in quel pomeriggio di dicembre. Già le luci erano accese nelle piazze e nelle case e l’atmosfera natalizia serpeggiava allegra e profumata per le vie ricamate da volte lucenti. Sul marciapiede Elisa camminava a zig -zag per lasciar passare le nonne che spingevano i passeggini colorati e vocianti , con quella gioia e quella pazienza divertita che di nuovo riempivano le loro giornate.
Ogni tanto si fermava incuriosita davanti alle vetrine traboccanti di ogni leccornia. In una un grande Babbo Natale di cioccolato e di zucchero troneggiava al centro mentre un albero di marzapane con bottoncini colorati si accendeva e spegneva seguendo il ritmo di una canzoncina natalizia. Appena un po’ più in là vi era invece un intero presepe fatto con le paste che riproducevano i personaggi tradizionali.
Finalmente raggiunse la sua libreria preferita. Vi entrò decisa , senza nemmeno gettare uno sguardo ai libri esposti nelle grandi vetrine scintillanti. Come sempre la coglieva una piacevole frenesia: sarebbe riuscita a passare nei vari reparti per scoprire le novità o per ” catturare un’edizione che ancora mancava alla sua collezione? Si sentiva incalzata dal tempo, sempre troppo poco quando si tuffava fra gli scafali stracolmi. Poi quel giorno non poteva certo fare tardi all’appuntamento.
Elisa scacciò quel pensiero per concentrarsi sul piacere di tenere fra le mani i libri odorosi di stampa. Scelse tre volumi e si avviò alla cassa. Dovette mettersi in fila ed in attesa sbirciò gli acquisti degli altri lettori. Si accorgeva così di quanti erano i libri che non aveva ancora mia letto né mai preso in considerazione. Una vita non poteva di certo bastarle !
Uscì nell’aria fredda che l’accolse con la carezza dei profumi speziati che si disperdeva fra le casette natalizie: un invito irresistibile a sostare ancora un po’ per ammirare gli oggetti più incredibili. Ma solo uno catturò subito la sua attenzione: un bellissimo carillon che suonava la stessa melodia di quello che da piccola le era stato regalato, proprio a Natale, da suo padre. Trattenne il respiro. Lo aveva tanto cercato, dopo il trasloco. Inspiegabilmente era scomparso nel mucchio degli oggetti raccolti alla rinfusa, in quella fretta disperata di chi deve fuggire all’improvviso. Inutilmente aveva chiesto a tutti i famigliari se lo avevano visto, aveva sperato di ritrovarlo, fosse pure anche rotto, non le avrebbe importato.
Ed ora eccolo lì fra orologi e trenini , pinocchi grandi e piccini, bambole di porcellana con vestitini di pizzo e le cuffiette ricamate. Riconobbe la ballerina che girava graziosa su se stessa, instancabile sulle punte come aveva sognato di essere lei da grande, la base di legno scuro con i disegni in rilievo e sapeva dove era nascosta la levetta da azionare, proprio sotto il medaglione di madreperla.
Chiese alla signora anziana che, tutta avvolta in una grande sciarpa rossa la stava osservando dall’altra parte del banco, se poteva toccare quel carillon. Lei glielo porse con un sorriso, tenendolo delicatamente con le mani nascoste nei grossi guanti di lana . Elisa lo accolse nelle sue tremanti per l’emozione . Doveva essere impallidita perché lo sguardo di quella venditrice si era fatto più attento e quasi apprensivo. Decise di acquistarlo e chiese il prezzo ma con sua grande sorpresa le fu risposto che quello era un regalo per lei. Elisa non voleva accettare ma si ritrovò con il pacchetto sotto il braccio. Confusa ringraziò e passò sotto i portici orlati di luci e di alberi luminosi, si specchiò di nuovo nelle vetrine delle botteghe degli artigiani: cornici dorate le ammiccavano dai quadri smerigliati, le forme di pane profumavano dei doni sotto l’albero , mentre i cesti di frutta inghirlandavano il passaggio invitando alla festa.
Quasi senza accorgersene arrivò davanti al grande portone scuro si sentiva così leggera ora, con un’anima eterea ed un sorriso felice sulle labbra. Ora poteva finalmente sapere, era pronta. Nessuna risposta negativa avrebbe potuto attenderla, al di là di quel portone : il camice bianco era di nuovo quello di suo padre.
Non aveva più paura.
Giovanna Fracassi
Da Il tempo del ritorno
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Neppure poesia di G. Fracassi

Neppure

Sono
pensiero nella notte
desiderio argentato
polvere di sogni

Sono
schiribizzo del destino
luce nella fronte
linea curva dell’orizzonte

Sono
saetta in questo tempo
fiamma stretta nel petto
rombo di vento

Sono
volo impavido
nel vuoto
tremito d’ali nel cuore

Eppure

ti ho lasciato andare
come si lasciano andare
le stanche stelle
nelle rosate aurore

e di loro
resta solo un barbaglio
che si spegne a poco a poco
in un giorno senza colore

Di noi
non è rimasto nulla
neppure la sete di capire
neppure un foglio da riempire.

Giovanna Fracassi

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Il ricamo poesia

Il ricamo

Seguo
con dita di nostalgia
il ricamo
che fece del tuo tempo
il ricordo più caro

Vivido
ancor presente
neppur scalfito
dalla ruggine degli anni

il tuo star quieta e composta
china e sorridente
su quella stoffa
che s’infiorava

magia
ai miei occhi di bimba
mentre lieta narravi
la fiaba prediletta.

Adesso
quelle ore
stringo a me
tremante
di gratitudine.

Dedicata a mia madre

Giovanna Fracassi

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Ultima stupenda recensione della mia silloge il respiro del tempo. Ed Kubera

IL RESPIRO DEL TEMPO

di Giovanna Fracassi

L’abbraccio della nostalgia

a cura di Alessandra Ferraro 

“… Il più minuto germoglio dimostra che davvero non c’è nessuna morte, e che anche se ci fosse porterebbe dritta alla vita… Tutto continua e si estende, niente si annulla, e morire è qualcosa di diverso da quello che si suppone…” Sono queste le parole di Walt Whitman in Foglie d’erba  riportate dall’autrice Giovanna Fracassi, all’inizio della sua silloge Il respiro del tempo (Kubera Edizioni, 2018, pagg. 104) e che racchiudono il significato intrinseco della sua opera poetica. Il riferimento alla rinascita, attraverso cui tutto si estende, continua e non si annulla, è proprio quello dello spirito, dell’anima che, nonostante le difficoltà dell’esistere, le delusioni e le amarezze, risorge sempre a nuove comprensioni e possibilità. La raccolta poetica della nostra autrice, lungi dal pessimismo, risulta essere un vibrante inno alla vita. Giovanna Fracassi, già conosciuta nel panorama letterario per altre sue opere di spessore, in questa raccolta poetica, resa elegante dall’uso di termini ricercati, riesce abilmente, destreggiandosi con fluidità di comunicazione, a scandagliare le più riposte pieghe dell’animo. La sua appare come una ricerca continua e “spasmodica” dell’ “oltre”, dimensione ideale e confortante. Uno stile, il suo, in cui ritmo e suono si fondono alla perfezione fino a rendere i versi scanditi e armoniosamente musicali. Si potrebbe azzardare nell’affermare che per l’autrice la poesia sia musica e la musica sia poesia. Fil rouge di tutta la narrazione poetica è il sentimento della nostalgia, che permea tutti i versi. D’effetto la fusione della nostalgia con gli elementi della natura. La luna, il mare, i paesaggi innevati, il vento, l’azzurro del cielo, il tramonto, l’alba sono cari e inseparabili compagni di viaggio dell’autrice. La sua nostalgia è al contempo spazio e tempo dell’altrove, di quella dimensione salvifica e personale che consente di ricamare i ricordi del passato e pensare alla possibilità confortante del futuro. Il suo “respiro del tempo” che si arresta, che smette di seguire il ritmo scandito e imposto del tempo e dello spazio oggettivo, diviene momento soggettivo, prezioso, privato, di ripiegamento e si esprime in quelle pause di riflessione, di meditazione, che conducono l’autrice a vivere un’esperienza fuori dal contingente. Tale sua dimensione soggettiva è ben espressa nella poesia Spazio: «Ho le ali di seta / per posarmi / sulle nuvole avvinghiate / a questo cielo di fuoco / mi sostiene leggera / il respiro tiepido del vento / che si attorciglia al mio / infinito è lo spazio / che indifferente / s’apre al mio cuore / e solo può incatenarmi / a questo sognare / a questo ricercare / oltre sempre oltre.» Le immagini che giungono al lettore sono quelle di una spinta emozionale traslata dal piano del “reale” a quello dei sentimenti del suo tempo e del suo spazio. E così l’autrice ricrea con la poesia quella personale dimensione sospesa che esprime il desiderio di un’anima che ha “ali spiegate e non si lascia imbrigliare espandendosi nell’infinito eterno”. Là dove la tristezza è vissuta come cicatrice che graffia l’anima, l’inchiostro della penna sul suo foglio è quel balsamo vivo che ristora e conforta la sua vita come esprime brillantemente nella poesia Le mie carte: «Sfregia / ed è cicatrice profonda / la tristezza / che affina i suoi artigli / sulle pietre tenere dell’animo. / Ma / è di bianco sangue / la scia tracciata / fra gli istanti posati / sulle mie carte.» Anche nel racconto dell’amore perso, in cui l’autrice si rammarica non tanto di un ricordo quanto di ciò che non è stato e avrebbe potuto essere, vi è il manto pacato della nostalgia a disegnare, minuziosamente, i suoi versi. Di grande intensità e di indubbio valore artistico la raccolta poetica Il respiro del tempo di Giovanna Fracassi che riesce ad emozionare il lettore conducendolo, quasi per mano, in quei luoghi dell’anima dove ci si perde piacevolmente e in cui ci si sente cullati e abbracciati dal conforto di una nostalgia amica che sa di speranza.

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Stille

Stille

Stille di nebbia

sulle mie labbra

presto le mie tracce

si dissolvono

nella luce ovattata.

Il fruscio delle serpi

stride improvviso:

troppo vicino

troppo vicino.

Non c’è fuga

dall ’inganno

delle opalescenze

un fiotto di vapore

s’avvolge e

nell’ inconsueta spirale

il bagliore repentino

irrompe:

troppo tardi

troppo tardi. G Fracassi

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Ali nere poesia

Ali nere

Fammi spazio
fra i frammenti
delle tue emozioni.

Fammi stare
nell’ombra della
tua anima

là dove non
vuoi mai guardare
quando non vuoi
farti del male.

Nel palmo della tua mano
è il fremito delle mie ali
sono urla nella gabbia
del cuore.

Ma tu
non lasciarmi andare
non ora,
non ancora.

Tienimi
fino a quando
il dolore non ti basterà più

fino a quando
io
non ti basterò più.

Giovanna Fracassi

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Veliero racconto di Giovanna Fracassi tratto da Nella clessidra del cuore Ed Rupe Mutevole

Veliero

L’ultimo gruppo di turisti era sceso e già le loro voci si affievolivano perdendosi fra i vicoli del porto, certamente erano diretti al vecchio pub all’ angolo della piazza dove sorgeva la torre campanaria che spiccava rossiccia fra i tetti.  Amava quell’ ora del giorno, sedeva sul grande rotolo delle corde ruvide e pregne di salsedine e con il viso alla brezza dolce e profumata della sera restava ad osservare il cielo che scuriva sfumandosi all ’orizzonte. Adesso però era tutto un rincorrersi di nere nuvole che rosseggiavano di lampi che ne incendiavano i confini , quasi vi fosse lassù l’infuriare di una battaglia con un continuo avvampare di fuoco e rimbombo di spari come tuoni che dardeggiavano cupi .Adam pensò a quando l’uomo, ancora ignaro di tante conoscenze scientifiche, volgeva lo sguardo tremante, impaurito e immaginava davvero dei, come forze della natura, alla presa con le loro personali controversie a fronteggiarsi a suon di fulmini e saette…quanta poesia! Ma lui voleva restare invischiato ancora, nonostante e malgrado i suoi titoli accademici, a questa libera interpretazione del mondo .

Aveva abbandonato tutto, già da qualche anno, sì tutto : carriera universitaria, il bell’ appartamento , l’auto potente e di prestigio, gli amici, le feste, le serate a teatro, tutto. Solo Spiffero, il caro e ormai spelacchiato cane aveva voluto portare con sé in quel porto sul mare del nord .

Raramente tornava al suo passato: se n’era andato senza alcun rimpianto e non aveva ancora il desiderio di tornare e chissà mai se lo avrebbe mai avuto.

Respirò la tranquillità di quelle onde placide, socchiuse gli occhi al leggero rollio del suo legno e sorrise ripensando a quel giorno in cui decise, così, all ’improvviso, su due piedi , di investire gran parte dei suoi risparmi acquistando quel vecchio e malconcio veliero.

Arrivato la mattina, era sceso dal pullman con il suo borsone da viaggio e Spiffero ubbidiente al guinzaglio: tutto il suo passato raccolto nel palmo della mano, aveva fiutato l’aria fredda del porto e aveva deciso di andare a cercare una pensione dove alloggiare. Si lasciò guidare dai passi ed arrivò davanti agli ormeggi. Quel piccolo veliero di raggrinzito legno scuro, dondolava sbatacchiando i fianchi stanchi mentre dai tre alberi pendevano vele grigiastre e butterate. Pensò che doveva aver visto tempi migliori e per un momento lo vide lucido e fiero solcare il mare .Lesse : “in vendita “ed uno sbiadito numero di telefono. Al cellulare gli rispose una voce ruvida : poche indispensabili parole e la mattina dopo, alle 9.30, saliva da proprietario sul ponte macilento mentre Spiffero, guardingo ma festoso , annusava avido ogni angolo.

Gli ci vollero parecchie settimane per ripulire e ridare vita a quel brutto anatroccolo che si distingueva fra le imbarcazioni ormeggiate per il suo aspetto macilento. Ma armato di tanta buona volontà, con tutto il tempo della libertà a disposizione , era riuscito nella trasformazione. Era orgoglioso e soddisfatto del suo lavoro: ancora si guardava intorno e apprezzava il legno lucido, le candide vele, che quando si gonfiavano erano il suo stesso respiro. Sottocoperta era la sua dimora: pochi metri quadrati che lo tenevano piegato in due con il suo metro e novanta, un tavolo proprio sotto l’oblò, due sedie, un piccolo angolo cottura e un letto spartano. Ma i libri erano sparsi ovunque e il suo pc lampeggiava a lato. Ecco a questo non aveva rinunciato: alla sua finestra sul mondo che galleggiava con lui di fiordo in fiordo.

Stava iniziando a piovere, si tirò sulle spalle la cerata, si calcò meglio il berretto e rimase quasi immobile a fissare il gocciolio sempre più intenso che rendeva spumeggiante il mare. Il ticchettio cresceva mentre tutto intorno, ogni altro rumore cessava….oramai tutti erano rincasati, le altre imbarcazioni restavano mute e spente…nessun altro aveva eletto a domicilio la propria barca.

Così Adam restava solo, ogni notte, nel piccolo porto addormentato.

A volte pensava di esserne l’involontario custode, soprattutto quando un rumore inatteso lo svegliava richiamandolo dal sonno senza sogni in cui sprofondava con una serenità che non conosceva da tempo, oppure quando ascoltava, ancora nel dormiveglia, i primi richiami dei marinai, il primo accendersi del motore dei pescherecci che uscivano nella bruma mattutina.

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